Irene

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Ho sempre creduto in Dio e forse pensato di averlo già trovato, fin quando non l’ho incontrato personalmente nella mia vita. Sì, Lui mio Redentore, così vivente e vero, si è avvicinato a me, nella mia imperfezione e miseria, rivoluzionando tutta la mia esistenza.

Quella fragile creatura, piena di sofferenza e problematicità, che sei anni fa all’incirca faceva questo meraviglioso incontro, sta diventando giorno dopo giorno, tra alti e bassi, circostanze facili e meno facili, una donna forte nel Signore. La gioia dell’Eterno è la mia forza! Nella Sua grazia trovo la mia gioia e l’appagamento di tutti i desideri del mio cuore. Eppure per anni, nonostante la Sua vita fosse potentemente confluita in me, un velo scuro adombrava e ostacolava il pieno godimento della mia felicità in Lui.

All’età di diciannove anni sono cominciati i miei problemi relativi a immagine corporea, peso e cibo. Ho sofferto per circa un anno di anoressia, dopodiché sono caduta nel disturbo da alimentazione incontrollata, che nei momenti più duri della mia vita, è sfociato nella bulimia nervosa. Per quindici anni sono stata in lotta con la mia fisicità, alternando periodi di maggiore stabilità ed equilibrio, a periodi più critici, con peggioramento della sintomatologia. Gli enormi sensi di colpa derivanti dal mio alterato rapporto col cibo e tipici della patologia, mi dilaniavano interiormente. Non potevo accettare che questo stigma, quest’aspetto così buio di me, trovasse ancora spazio nella mia “nuova vita”.

Ho sempre pregato perché il Signore allontanasse questa spina dalla mia carne e mi liberasse. Sempre e solo in Lui ho trovato la forza e il coraggio per rialzarmi dalle mie innumerevoli cadute e continuare la corsa contro me stessa, ma verso di Lui!

Nel corso di questi anni mi sono spesso illusa di essere uscita da questo tunnel, ma altrettante volte mi sono ritrovata al punto di partenza, con il cuore sempre più umiliato, triste e disincantato. Ma non ho mai smesso di confidare nell’Eterno. Ho alternato momenti in cui pensavo che ce l’avrei fatta a momenti in cui ho pensato che forse avrei lottato per tutta la vita con questo problema e con me stessa. Ora comprendo tutto con maggiore chiarezza.

Ho sempre sperato in una soluzione rapida a una difficoltà di lunga durata e profondamente radicata. Ma l’opera che il Signore comincia in noi al momento della conversione, progredisce con gradualità, di giorno in giorno, affinché il risultato possa essere stabile e duraturo nel tempo. La maturità spirituale e la vittoria in Cristo su problemi e pratiche consolidate nel tempo, si conquistano man mano che permettiamo alla Sua luce di penetrare sempre più profondamente in noi. Arrendendoci più pienamente a Lui e consacrandoci con sempre maggiore disponibilità nel servizio, la Sua gloria investirà tutti quegli aspetti della nostra vita, che a Lui non sono conformi e impediscono la nostra crescita.

Ringrazio e lodo il Signore con tutto il mio cuore, perché “mi sta liberando da tutto ciò che mi incuteva terrore” (Salmo 34:4), e sta abbattendo tutti quegli schemi mentali e quelle paure, che ancora incatenavano quell’esuberanza di vita che ho trovato in Lui. Adesso amo il mio corpo, perché finalmente riesco a guardare oltre. Esso è il mio preziosissimo strumento di testimonianza e servizio. Non temo più il chilo in eccesso. Non ho più la fobia che possa essere notato o la vergogna di esso. Ciò che più di ogni altra cosa desidero possa scorgersi in me, è il chiarore di Cristo.

I meccanici quanto opprimenti schemi mentali che mi portavano a focalizzare una buona parte delle mie attenzioni sul cibo e sul mio corpo, si stanno dissolvendo, lasciando il posto ad una nuova, crescente libertà per seguire e servire il Signore con maggiore vigore e totalità. In Giovanni 8.32 è scritto: ”Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Si! Sempre più libera da me stessa, dalle mie esigenze, fragilità e prerogative, per essere solamente quella che Lui vuole che io sia.

Il cammino è ancora lungo, le fragilità sempre in agguato e diversi gli aspetti da modificare. Ma realizzando sempre più la portata del sacrificio di Gesù nella mia vita, non c’è più spazio per l’autocondanna e l’intransigenza verso di me. I miei peccati, le mie incapacità e le mie debolezze sono state tutte inchiodate da Lui, in quel di’, sulla croce. Il Suo incommensurabile atto d’amore mi giustifica davanti al Padre nonostante la mia miseria e la mia imperfezione. Presso di Lui posso contare sulla più totale comprensione, su un’infinita misericordia e sul perdono assoluto. E da ciò discende una nuova e più radicata pietà verso me stessa. Ora riesco a guardarmi con occhi diversi. Finalmente la mia gioia è completa.

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